Archivio per Dicembre 2007

toscibus scrive al geometra. Posti nella lista e rimanenze.

Tito, Angelo, Gino, Genio.

Mi hai fatto ridere, ridere di gusto e per questo ti sei conquistato un posto nei primi venti della toscilista delle persone che fanno ridere. Però sei fra i primi cinque che mi fanno ridere con le lacrime. Mi hai fatto anche incazzare, incazzare di brutto e per questo mi hai fatto alzare da una riunione. Sappi che non l’avevo mai fatto. E qui schizzi al primo posto. Mi hai fatto commuovere; mi succede spesso perchè “anche se ho un caratteraccio, sono dolce e mi commuovo”. Cinquantesimo posto, ahimè, sono in tanti a farmi commuovere. Mi hai sorpreso con i guanti a righe, e ti meriti il ventunesimo posto nelle sorprese. Mi hai fatto innervosire ma solo i primi tre giorni, poi ho capito che sei un buono e ho deciso di darti il quindicesimo posto nei buoni. Mi hai portato le paste e anche se mi sono dimenticata di mangiarle ti meriti  il decimo posto nei portatori di dolci. E questa è una categoria che ne sa di brutto. Mi hai insegnato termini nuovi tipo bombare e questo ti da un certo posto nella categoria sinonimi e stronzate. Mi hai raccontato cose tue, tue davvero e questo non ha bisogno di categorie con posti da assegnare. 

Per me rimani un matto. Un matto vero. Un matto vero che, però,  sorride con gli occhi come piace a me. Un matto vero che prendo sempre in giro perchè ne ha quaranta (quantiiiii???) di anni. Un matto vero che gioca a fare il giovane e poi si veste da spacciatore anni 80. Un matto vero che si mangia tanto di quel cioccolato da star male e poi mi dice di portarlo via che è colpa mia.  Un matto vero che matto poi non è visto che da subito ha capito tante cose in quel posto li. Un matto vero che se mi chiama per un ruolo comico ci vado perchè dice che faccio le facce buffe. Un matto vero che se le vuole bombare tutte.Un matto vero che ci resta male quando gli dico che è matto per davvero.  Un matto vero che mi mostra sempre il muscolo del braccio destro e mi chiede se è un uomo bello. Un matto vero che ha sentimenti straordinari e secondo il mio punto di vista qualche potere magico. Un matto vero che si attacca al telefono e sta zitto. Un matto vero che quando è con l’altro matto parlano strano e mi fanno uscire fuor di testa. Un matto vero che scrive un libro e ci va sotto se qualcuno non lo compra. Un matto vero che di libri me ne devi chissà quanti. Un matto vero che mi fa piangere dal ridere quando fa schhhh. Un matto vero che nel bene e nel male mi mancherà un po’.

Spero di non vederti un giorno in televisone a qualche programma comico mentre fai il numero del dislessico con qualcun’ altra che non sia io.

Non sparire, mi raccomando. Ciao Genio.

Funeral Party

Insomma: dentro la chiesa c’era così tanta gente che alcuni (ma moltissimi) dovettero sistemarsi sul sagrato. I preti, vista l’eccezionalità, avevano provveduto a piazzare gli altoparlanti all’esterno, così che tutti potessero ascoltare l’orazione funebre. Io ebbi la fortuna di trovare un posto a sedere, talché, dal mio cantuccio, mi guardavo un po’ in giro. La bara, di legno chiaro, era messa sul consueto catafalco, solo un po’ più in alto, decisamente più in alto rispetto a quanto accadeva di solito. Ma era un giusto riconoscimento alla grandezza della persona.

Sapevo i suoi ultimi giorni, e che ormai il cancro l’aveva consumata. Pensare che dentro quella scatola ci fosse il suo corpo ormai sfatto non mi faceva impressione. Erano più di dieci anni, da quando il male l’aveva aggredita, che Melania viveva postuma. Comunque la funzione terminò, ed io mi stupii sinceramente di trovarmi d’accordo con tutti gli amici, con tutte le testimonianze. Nonostante i dissapori che ci avevano separato durante la sua vita, non potevo non riconoscerlo: Melania era stata davvero una donna straordinaria.

Gli astanti cominciarono a defluire. Si piangeva compostamente, e la figlia di Melania, mia antica fidanzata, tentò un applauso che, unito a quello di altri, risuonò tra le arcate della chiesa con eco bizzarra. Ci fermammo sul sagrato per le condoglianze ai parenti. Il cielo, gli alberi, le case. Perfino quel botolo che transitava stancamente con il padrone. Tutto sembrava partecipare al lutto della comunità. Infine la bara venne portata via, e Marco, marito di una nipote prima della morta, disse: – Ho dovuto farmi una lampada, altrimenti sarei stato bianco come un cadavere.

(dal vivo, ieri, al funerale di Melania)

San Pietro

Che poi mi sono dimenticato di fare una domanda. Sono stato a San Pietro, c’era la Pietà di Michelangelo, mi sono venuti i lucciconi, poi sotto un altare c’era il corpo di un tizio che sembrava sorridente, la faccia buona come un buon papà. Io ho pensato che fosse Abraham Simpson, genitore di Homer. Ci ho azzeccato?

Una gita

C’era Roma. Meravigliose formazioni aliene nel cielo di Palazzo Venezia. Gli storni si preparavano per andare a disturbare le carrozzerie delle automobili parcheggiate in zona Prati. Ci vediamo al Colosseo, aveva detto una voce. Era un ordine? Una minaccia? Ora quella voce aveva anche una faccia, una bella faccia pulita, con il casco tra le braccia e lo zaino sulle spalle. Poi è arrivato un altro tipo strano. Non aveva il cellulare ed era anche in ritardo. Però parlava svelto. Raccontava di amici genovesi che aveva conosciuto a Siviglia. Quello con la faccia pulita e quello che parla svelto mi hanno detto: andiamo. Mi hanno tenuto in ostaggio in un posto pieno di incensi e mi hanno fatto bere del moscato passito. Dopo, di nuovo: andiamo. Ma dove? C’era una galleria d’arte con dei quadri che non ne voglio parlare. Ce n’era uno con la macchina Cinquecento e uno con Chet Baker. Mentre guardavo i quadri che non ne voglio parlare è arrivato uno piccolo, scattante, con la barba. Mi fa: bevi. Aveva portato delle bottiglie di vino. Bevi, ha intimato. Ero contento. Per sfuggire alla padrona della galleria d’arte ho fumato due sigarette, mi sono inventato una telefonata inesistente e sono uscito fuori, ma tutte le volte che rientravo la padrona della galleria riprendeva a parlare parlare parlare e voleva sapere i dettagli. Ho pensato: dev’essere la fidanzata di uno psichiatra, e difatti lo era. Nel frattempo era arrivata quella piccolina e anche un’altra ragazza graziosa che ha detto: il libro non l’ho ancora letto. Io nemmeno, avrei voluto dire, ma poi non gliel’ho detto perché in quel momento, accompagnato dalle note dell’inno nazionale, è entrato uno scrittore tale e quale a Lando Buzzanca che mi ha salutato dicendo: fratello d’Italia! Ogni cosa alla grande. In pizzeria c’era Selvaggia Lucarelli che dal vivo è molto più bella, sembra il frutto di un albero delizioso. Ho rivisto quello alto e quello grande e grosso che mi ha presentato la sua fidanzata e mi hanno fatto dormire a casa loro anche se quello grande e grosso sapeva che soffro di cleptomania. Il giorno dopo sono rimasto solo. Sarà stato un sogno? Credo di sì. Anche Roma è un sogno, soprattutto i quadri di Caravaggio, che in quella chiesa non c’entrano niente, e difatti i preti francesi si lamentavano e gli dicevano: rifalli. Che forti questi francesi! A un certo punto ho incontrato una mia amica di Genova che ha detto: sono arrivata. E dopo, anche lei: andiamo. Volevano tutti andare. La mia amica di Genova mi ha portato in un teatro con un mucchio di gente. Ecco, lì c’era una cosa fastidiosa. C’era un tale con una chitarra che suonava molto meglio di me e ha scritto un libro con la copertina verde che è molto migliore del mio. Inoltre con il chitarrista abbiamo la stessa età, ma purtroppo lui sembra mi fijio. Queste sono cose che danno fastidio. Ad ogni modo nel teatro prendevano in giro le mie sfortune, però era divertente, e alla fine c’erano le ragazze con il libro del geometra, tutte queste ragazze urlanti e adoranti, che volevano farsi firmare la copia, solo che si erano confuse e andavano a farsi firmare dal chitarrista maledetto. A me veniva da parlare romano, ma quello alto ha detto che sembro Massimo Boldi, e allora me so zittito. Mi ricordo tutto. Quello timido che per tutto il giorno, assieme a quello che parla svelto, è andato a vendere i libri in una libreria del centro. Poi la ragazza alta che fa l’ufficio stampa e la mamma di quello grande e grosso. Mi ricordo la signorina che nella notte è andata via assieme a quello con la faccia pulita e un tale che fa un lavoro strano, l’editor, ma mi sa che è anche un po’ billi. C’era anche un giovanotto alto, con la barba su un volto da principe e un piccolo neo sopra il baffo. C’erano Augusto Bodoni e la signora Marcella e il pompiere, che per la prima volta sono usciti fuori di me. Mi ricordo proprio tutto. E specialmente di voi, Maja e Bruno, quella carina e quello con il sorriso dolce, che siete più belli dell’amore che sale. E neanche il vento arriva dove voi ritornate.

Il geometra va a teatro

Venerdì 21 dicembre alle ore 21.30 il Geometra va a teatro: la vespa scassata, la temibile pianerottolaia, il geometra Bodoni e gli altri personaggi dell’ultimo libro Round Robin salgono sul palco del Teatro Vascello di Roma, in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio. Musica e parole scritte e parlate in uno spettacolo diretto da Maria Lina Pirone. E con il biglietto d’ingresso di 10 euro c’è anche una copia de “Il Geometra Sbagliato”. Quindi non fatevi troppe domande, copritevi bene che fa freddo e venite a teatro…

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