Archivio per Giugno 2008

Alle prese con una verde milonguera 1.3

1.3. La settimana dopo, forte del passo insegnatomi da Paolino, mi sono presentato alla scuola di tango di Claudette, che si trova dentro la sala prove di un teatro. Sempre un sacco di gente, come nella milonga. La maestra Claudette è una signorina graziosa. Mi viene incontro perché si è accorta subito che sono nuovo. Mi dice: sarai mica l’amico di Paolino? Io le rispondo di sì, e anche che sono molto imbarazzato, ma lei mi fa un sorriso e dice che non mi devo preoccupare, perché per ballare il tango basta saper abbracciare. Sei capace ad abbracciare? Ad abbracciare sì. E con le gambe, sei capace a camminare? Mi fa delle domande incoraggianti, la maestra Claudette, però gli altri due maestri che tengono la lezione sono un po’ più sbrigativi e mi fanno andare in confusione. Dicono: mettetevi in cerchio. Ci mettiamo in cerchio e nel frattempo mi ha raggiunto Paolino. I maestri dicono di fare un passo laterale che ora non vi sto a descrivere, ma a quel punto il cerchio si mette in moto e si muove come uno strano animale verso destra. Paolino mi guarda e dice: ti piace? Eh, non mi sono ancora reso conto. Per il momento mi sono reso conto che nel movimento laterale della camminata le gambe tendono un pochino ad intrecciarsi, e allora, se sono impresentabile con la camminata, mi viene il dubbio che anche l’abbraccio venga fuori una cosa da stracchino.

Alle prese con una verde milonguera 1.2

1.2. Il tango è una faccenda seria, soltanto a Genova ci sono almeno mille scuole. L’amico Paolino mi ha spiegato che nella scuola dove va lui c’è una maestra che si chiama Claudette ed è molto brava. Ho detto a Paolino che sicuramente, la prossima settimana vedrai che mi iscrivo. Ma intanto mi puoi far vedere qualche passo? Erano le tre di notte e nell’aria c’era odore di pioggia. Paolino mi ha preso le braccia e per un attimo ho avuto paura che mi volesse baciare. Poi non mi ha baciato. Mi ha preso le braccia per farmi ballare il tango, e difatti è stato lì che mi ha insegnato il famoso passo avanti, laterale, avanti eccetera. Erano le tre di notte, l’ho già detto. Sulla passeggiata vicino al porto turistico, proprio dietro il Museo del Mare, il mio amico Paolino mi sta insegnando il mio primo passo di tango. Da una macchina sfrecciante, un tizio con la voce roca ha urlato: andate a dormire, culattoni.

Alle prese con una verde milonguera 1.1

1.1. Ho imparato il passo base. Laterale, avanti, laterale, indietro. Me l’ha insegnato il mio amico Paolino, ma è ancora un po’ poco per ballare il tango. Il mio amico Paolino non se ne perde una. Di milonga, intendo. Mi ha portato dietro il Museo del Mare. C’era un Festival, un sacco di gente di tutte le età. Persone che conosco, anche. Un tipo alto, magro, un sorriso da puttaniere. Ogni tanto lo vedo alla partita. Cinquant’anni o giù di lì. Ballava da dio. C’era questa donna completamente abbandonata, sembrava che sognasse. O che volasse. Era una bella donna, elegante, più o meno dell’età del puttaniere. Ha fatto quella mossa che io non so come si chiama, si teneva sulle punte delle scarpe, inclinata, abbracciata alle spalle dell’uomo che incontro alla partita. Lui le girava intorno, e lei ferma, con gli occhi chiusi: il braccio di un compasso. Chi ha detto che le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il mondo? Non lo so, però è vero. Sono rimasto a guardare la mossa del compasso, la meraviglia, e più o meno dopo cinque secondi ho deciso che quella mossa lì l’avrei imparata anch’io.

Armageddon

Ecco, si spalanca agli occhi delle moltitudini l’ossario definitivo. Io l’ho visto qualche giorno prima dello schieramento militare. Si disporranno lentamente. Al principio gli eserciti si scruteranno da distante, tra il municipio e la chiesa, nella piazza di Bresso (Mi). Dagli spalti l’umanità insensata farà il tifo, bercerà come il botolo impazzito. Non si può dire adesso quante notti durerà lo scontro. Si possono solo immaginare i cozzi d’armature, gli usberghi, le lance. Ma non uno resterà in piedi. Nessun vincitore. L’umanità attonita si sbriciolerà nella dispersione del sale. Soltanto un’insegna luminosa, azzurrina, una grande insegna di negozio che frigge per il passaggio della corrente elettrica. Nel deserto del mondo, l’insegna luminosa nella piazza di Bresso (Mi) indicherà ai potenziali acquirenti: “IL GRANDE CENTRO DEL FUNERALE”.
(vista dal vivo)

Un sogno

Ho fatto un sogno che ero in un posto pieno di alberi ma anche strade, una specie di labirinto che non si capiva se era una foresta o il central park. A un certo punto una donna bellissima mi si è parata davanti, mi ha fatto cenno di seguirla, e abbiamo camminato per un bel po’. Lei rideva, rideva, ogni tanto piangeva anche, perché, diceva, voleva uscire dal labirinto. Allora le ho detto che l’avrei accompagnata. Difatti abbiamo camminato insieme un altro po’, e all’improvviso ci siamo ritrovati fuori dalla foresta o central park, e come spesso succede nei sogni lo scenario era repentinamente cambiato. Adesso eravamo in un parcheggio squallido e faceva freddo. La donna bellissima è salita sulla corriera ed era vestita in un modo diverso rispetto a prima, indossava un cappottone siberiano. Poi la corriera si è messa in moto. La donna si è affacciata dal finestrino. Dalla bocca le usciva un respiro che, per il freddo, sembrava fumo. Aveva la sguardo tranquillo e mi salutava con la mano.

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