Ci sono tutti i miei amici d’infanzia. Con i miei amici d’infanzia anzi con l’infanzia chi mi conosce lo sa io faccio fatica. Sono andato a trovare mia mamma nel quartiere di Albavo. Chi mi conosce lo sa che il mio quartiere d’infanzia adesso faccio fatica. Sono sceso dall’autobus nella via Albavo e ho incontrato il mio amico Marco A. amico d’infanzia comincia a dire vieni dai vieni dai vieni che ci divertiamo. Con i miei amici d’infanzia non mi divertivo nemmeno durante l’infanzia comunque dai vieni dai vieni alla fine sono andato. C’è questa festa in un salone della casa di Marco A. bella casa nel cuore d’Albavo adesso faccio fatica i saloni nel cuore d’Albavo adesso proprio non li sopporto. Ci sono tutti ’sti vecchi del cazzo che una volta erano i miei amici d’infanzia ’sti vecchi con la faccia gonfia e nonostante il gonfiore tutti pieni di rughe ed è tutto dire che al confronto la mia faccia è liscia come il culo di un bambino. Gli amici d’infanzia cantano le stesse canzoni del secolo scorso mi è venuta una nausea ho visto la mia fidanzata dell’epoca irriconoscibile. Siete sempre una coppia magnifica dicono gli amici lei adesso si è separata siete sempre una magnifica coppia ripetono e ti giuro mi è venuto il sospetto che gli amici mi vogliono sbolognare l’irriconoscibile fidanzata. Chi sono io mi sono detto che non sono niente non c’è dubbio non ho nemmeno il salone ma certe volte mi sento ancora appuntito e per fortuna non ho ancora capito dove cazzo sto andando. Così ho aspettato un attimo di distrazione generale con una canzone di Battisti cantata a scannagola preso la porta e mi dileguo nella notte.
Archivio per Novembre 2008
Tra le domande che i miei 250(mila) lettori mi rivolgono, la più frequente riguarda la quantità di materiale autobiografico presente nel libretto del geometra. A questa domanda rispondo che Tito Pozzi sono io, e ho vissuto in prima persona tutti gli episodi raccontati. La seconda domanda, invece, vuole indagare sulla provenienza e sul significato di una citazione presente in epigrafe, ovvero: “I am easily assimilated. I am so easily assimilated” (“Mi assimilo, mi conformo facilmente. Mi assimilo, mi conformo, così facilmente”). Ho citato questi versi perché mi sembrava descrivessero bene una certa qualità “camaleontica” del protagonista del mio racconto e aggiungo che sono tratti dal Candide, opera di quel Leonard Bernstein che poco dopo la metà del ‘900, in piena epoca dodecafonica e seriale, se ne usciva con questa miniera di melodie. Il tango della vecchia signora (Old Lady’s Tango), dove si trovano i versi citati, è qui, e se lo ascoltate (e se vi godete l’irresistibile e vitalissima cialtroneria di Bernstein) sono contento.
Godendo della Tv della Comunità (sono al lavoro, perbacco!) ho visto e sentito i tifosi del Bernabeu applaudire in standing ovation Alex Del Piero che ha matato le merengues. Chapeau al pubblico spagnolo.
Passano i mesi, gli anni. Passano i lustri, ahimé, e si affievoliscono le speranze di perdere finalmente la ragione e di bruciare di venerazione per un prete che durante il culto domenicale mi convinca di qualcosa che non c’è. E invece, come sempre, mi rincoglionisce la dolce e malinconica meraviglia della vita. Per esempio constatare che mio figlio sta diventando un uomo, o se per lavoro mi trovo a parlare con qualche ragazzo della sua età. Mi rincoglionisce ancora la dottoressa, quando capita di incontrarla, e l’inattesa beatitudine sul volto di Daniela, e lo sguardo pulito di una collega che non conoscevo, e il Principe che si libera in area e saetta sul portiere avversario.
è quel che dico anch'io...