IL BATTESIMO DELLE PIANTE
Nella sua strategia d’invasione il Baccano Superno aveva stabilito di procedere al battesimo delle piante, ovvero all’attribuzione ad ogni pianta e ad ogni dettaglio della medesima di un nome intangibile e immutabile per omnia saecula saeculorum. La faccenda, è perfino inutile puntualizzarlo, mirava a soffocare ogni forma di resistenza e di regionalismo culturale, cosicché si potesse procedere a uniformare sotto un’unica architettura teologica e linguistica il primo dei regni sottomessi: quello dei vegetali. Le cose erano state studiate nei minimi dettagli. Con un’imponente cerimonia le piante si sarebbero radunate nella piazza principale del giardino e il dio, presa una pianta tipo, l’avrebbe squartata a mo’ di sacrificio al suo alter ego (il Baccano) e ne avrebbe salmodiato a cantilena le regioni anatomiche comuni. Successe proprio così, e all’inizio delle celebrazioni tutto andò per il meglio.
Questa parte d’una pianta - esordì l’ottuagenario con la barba azzurra – ha centrini d’apparati genitali che chiameremo corolle, petali e calici, e tali corolle, petali e calici stanno lì a dimostrare l’esattezza del teorema per cui ci si tramanda la magagna per via sessuale. Con ogni sepalo di un pistillo, infatti, si rende volatile l’interiorità più nascosta come sede di lucro, come nucleo della nascita che vibra dal polline: l’ovulo, l’ovario.
Già a questo punto del discorso le piante tendevano a non capire più un cazzo, ma il cocciuto vegliardo non se ne dava per inteso e proseguiva per la sua tangente: tuffettato nel profondo, ben protetto da scaglie d’intemperie, il vulvettino mezzo carnaceo, dicesi il cuore floreale, ti spunta da fuori con sguardo affamato di esistenza, modello periscopio sopravanza in tutto sosia del famoso stame, e ti spiffetta, ti emana il colore d’un fiato sinestetico, d’un gradevole aroma di tinte che rende riconoscibile l’inimitabile codice di ogni singolo fiorellino.
La relazione del decano degli imbecilli andò avanti per diverse ore, oscuramente. Intere famiglie vegetali si estinsero senza lasciare aloni mentre altre comparvero a illustrare la faccia del mondo, ma io, che non volevo assistere a quella spiacevole rapallizzazione, quando ciò avvenne me ne ero già andato lontano, in esplorazione per il globo, e il resoconto che seguirà nelle prossime pagine è figlio dell’osservazione diretta da me compiuta all’interno del panorama vegetale.
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