MONTA IN SPESSORE STRATALE PARALLELAMENTE ALLE PARTI DEL DISCORSO
Immagina una banda di paese, in apparenza il solito rullante, il solito fiato, poi immagina un direttore d’orchestra capace, musicisti diplomati a pieni voti, e ancora immagina l’incarnazione di un uto ughi in incognito, un paganini, e dopo, guarda!, un tipico abbado, un maurizio pollini in formissima, tutti talmente veri da sembrare imitati, e questa banda pecoreccia che si fa orchestra. Guarda il passaggio per la strada, ascolta i delicati movimenti, l’esaltante fruizione di massa. Ora la musica romba e d’improvviso si inaugura un fragore assordante: sei tu che sei sempre più piccolo o sono gli strumenti a essere sempre più forti? Un boato. Il basso ti picchia il torace, e la facce diventano lunghe, diventano grosse le pance, e dunque immagina l’orchestra che non riesci più a distinguere, pensa agli spostamenti di strumento in strumento, pensa a una tessitura che non cogli, pensa alla fatica che fai per riuscire a comprendere qualcosa. E intanto il concerto itinera e la gente minuscola lo segue, così l’impeccabile esecuzione si tramanda di bocca in bocca, ma nessuno la sente globale e il concerto, la musica, diventa opera orale e così cresce in evoluzione conseguente la leggenda del grande direttore d’orchestra che nessuno ricorda ma che tutti hanno visto, della dolce musica d’angelo che nessuno ha più ascoltato.
è quel che dico anch'io...