Erano in tre, anzi in quattro

Erano in tre, poi erano in quattro, perché dopo un po’ ne è arrivato un altro grande e grosso. Hanno detto che sono partiti da Roma, non li avevo mai visti nella mia vita. Nei primi tre ce n’era uno alto poi uno con gli occhiali e anche una ragazza piccolina con gli occhi espressivi. Sono venuti a trovarmi al Museo delle Forme Inconsapevoli, hanno organizzato un appuntamento che c’era dell’altra gente, tutti che volevano sentire la mia storia, anche la mia professoressa di matematica delle scuole medie. All’inizio la professoressa di matematica delle scuole medie l’avevo scambiata per la professoressa di italiano e lei si è anche offesa. Allora le ho detto grazie di essere venuta, lei ha detto che mi aveva letto sul giornale, io le ho dato un bacio come risposta e lei si è fatta firmare il libro delle avventure di Tito Pozzi. Poi siamo andati a casa mia a mangiare il pesto che aveva fatto mia mamma, ma i quattro romani misteriosi non riuscivano a posteggiare e non arrivavano mai. Sono arrivati nel cuore della notte e io non ci ho capito più niente. Il giorno dopo sono tornati di punto in bianco a disturbarmi al Museo e siamo andati a prendere un caffè. Tutto a un tratto hanno detto: noi torniamo a Roma. Allora li ho abbracciati e abbiamo fatto la foto di gruppo. La sera, mentre andavo a casa, pensavo a questi quattro romani piovuti improvvisamente e ho notato che c’erano un sacco di bigliettini attaccati fuori dalla mia porta, la ricoprivano interamente, e nei bigliettini c’era scritto: “Che fine ha fatto Diana Letizia?”, che poi Diana Letizia sarebbe una scrittrice che il suo libro ancora non l’ho letto, ma dalla foto mi sembra un po’ somigliante alla bellissima dottoressa Stefania.

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13 Responses to “Erano in tre, anzi in quattro”


  1. 1 quello alto novembre 27, 2007 alle 5:08 pm

    Chi è Tito Pozzi? Un grande! Che gira senza ombrello quando piove e non si bagna. Che ha tanti amici e uno zio generoso a piazza Alimonda. Che sa che la casa di Colombo non è in realtà di Colombo. Che ti racconta della leggenda del cagnolino schiacciato immolato sulla cattedrale. Che ti fa incontrare di persona il geometra Augusto Bodoni, davanti ad piatto di stoccafisso. Che si emoziona parlando della liberazione di Genova dai fasci-nazisti. Che ti fa un chilo di spaghetti al pesto (originale con tanto di pezzetti di patate bollite) in dieci minuti alternando Sanguineti, la
    retrocessione in serie C del Genoa e le pale di Rubens esposte nella chiesa del Gesù. Che gira in vespa PX a gambe larghe come un bimbo sul triciclo. Che si emoziona come un bimbo ogni volta che qualcuno gli fa i complimenti per il libro. Che ci ha regalato tre giorni bellissimi, nonostante la pioggia, il vetro della macchina sempre appannato e la stanchezza galoppante.

    Grazie geometra!
    quello alto

  2. 2 Quella che non c'era novembre 27, 2007 alle 10:55 pm

    Ciao Geometra,
    io quei 3 che diventano 4 li conosco bene. Soprattutto quella piccola…che spesso litiga con il parrucchiere. Sò bravi ragazzi, giocano scherzano e tra post it e cartoline imbrattano le città… ma soprattutto le case di chi li ospita.
    Ti hanno lasciato scritto “Che fine ha fatto Diana Letizia?”
    Bè ti dico che ti è andata bene! Comunque pure lei doveva scrive qualcosa da qualche parte…

    l’imbrattamento ce l’abbiamo nel sangue, noi!!

    Quella che non c’era!

  3. 3 Il jolly novembre 28, 2007 alle 12:32 am

    Caro Geometra,

    quei quattro li ho visti anch’io. Specialmente quello grande e grosso, che proprio ieri s’aggirava dalle parti di casa mia…Tipi strani quelli…Sembrano tranquilli, ma quando meno te l’aspetti ti appiccicano un biglietto dietro la porta. EHH… lo fanno, lo fanno.
    Senti un pò, geometra: che ne dici di andare a teatro io & te? Non io & te soli, per chi mi hai presa?! Sono una ragazza all’antica io, mica come la pianerottolaia…Andiamo a teatro e porto qualche amico. Sono un pò strani, questi miei amici: “attori” dicono di essere. Io non ci credo mica poi tanto, ma sono gli unici che mi danno retta, e mi tocca tenermeli buoni, gli attori.

    Allora che dici? Ci stai?

    Aspetto nuove,

    Il jolly

    P.S.: ho notizie di Diana Letizia: dice di voler organizzare un cioccolato party ma sta incasinata adesso. Se ne riparla dopo le feste…

  4. 4 angelo novembre 28, 2007 alle 11:37 am

    grazie, sono contento.

  5. 5 quello grande e grosso novembre 28, 2007 alle 12:26 pm

    Io il geometra non l’avevo ancora conosciuto, l’avevo solo letto nei suoi diari, sul suo blog. Mi era sembrato un tipo strano, non tanto sbagliato, ed anche io gli ero sembrato “strano” così come mi aveva visto in foto. Mi ero preparato molto poco a questo incontro perché affronto le novità con curiosità ed ingenuità, quindi ero tranquillo, e Genova si è presentata buia e tranquilla al mio arrivo. Durante il viaggio verso lo sconosciuto geometra sbagliato ho incontrato un altro “sbagliato”. Il suo comportamento era così sbagliato che, anche se curioso ed ingenuo, all’inizio mi ero spaventato, e poi a lungo interrogato. Era così sbagliato che tutti lo guardavano e si interrogavano. Io ci ho parlato, veniva dall’Abruzzo, e mi sono chiesto poi, verso la fine del viaggio, se non era più sbagliato quello che si era seduto senza salutare e che non aveva risposto al mio saluto quando mi sono alzato. Proprio il geometra mi ha poi spiegato che l’unico sbaglio del viaggiatore abruzzese era una sindrome con un nome francese, ovviamente del suo scopritore. Poi finalmente Genova e il suo porto, avvolto nel buio della notte, solo qualche mattutino passante nei vecchi carruggi, una pescheria che preparava il ghiaccio e i vigili del fuoco impegnati su un peschereccio. Poi la pioggia, e con la pioggia è arrivato quel curioso geometra, sorridente. Dicevano che il geometra genovese fosse anche generoso e disponibile, ma impegnato li al museo non sono riuscito a vederlo a lungo. L’abbiamo rivisto solo più tardi e ha cominciato a leggere, a raccontare le sue avventure assieme a due colleghi, diversi, ma simili a lui. E’ stato un bel momento, mi pare anche avesse smesso di piovere. Senza pioggia abbiamo anche potuto mangiare il pesto del geometra, che non è un piatto tipico, ma lo è solo il pesto. Insomma siamo spiacenti di averti disturbato durante la notte, ma il pesto del geometra andava mangiato. “quello alto” ha già citato lo generoso zio, per cui sorvolo, anche se sono stato contento di vivere tanto calore e accoglienza in quella piazza, piazza Alimonda. Poi finamente ho dormito, perché la notte in treno non avevo dormito tanto, e il giorno successivo è passato rapidamente tra carruggi deserti e caffè con il geometra. Io, geometra, scatto, scatto, e parlo con il mio accento, ma quegli scatti ci ricorderanno dei bei momenti passati insieme. Ti aspettiamo a Roma, rigorosamente in vespa con il tuo inconfondibile stile di guida. Guarda avanti però, è meglio!

  6. 6 tito novembre 28, 2007 alle 2:58 pm

    per il jolly.

    non ho capito la domanda, ma per starci, ci sto (purché non si tratti di recitare! o meglio, cose che non ho scritto io ci posso provare, ma cose che ho scritto io… vade retro, saragat!).

  7. 7 Il jolly novembre 28, 2007 alle 4:08 pm

    Geometra caro,

    il jolly sarà più esplicito, allora. Saresti così gentile da accopagnarmi a teatro? Non si tratta di recitare. Quello lasciamo fare agli attori. Noi due invece ce ne staremo seduti in sala, comodi comodi, a goderci lo spettacolo, nella spearanza che loschi individui non vengano a disturbarci anche lì con bigliettini e libri da firmare…

    Non ti pesa farti qualche chilometro per passare una serata con me ed i miei amici, vero? Dovresti recarti a Roma il 21 dicembre, i dettagli ti saranno resi noti entro breve.

    Il jolly

  8. 8 quello con gli occhiali novembre 28, 2007 alle 4:22 pm

    Io a Genova c’ero. Ci sono andato che avevo l’animo un po’ a terra, me ne sono tornato a Roma felice come non mi accadeva da tempo.
    A genova c’ha accolto una pioggia assillante che ci bagnava fin dentro i polmoni. Nelle intenzioni del destino forse c’era farci provare quella malinconia sottile tipica delle città di mare.
    Il destino ha però fallito.

    A Genova io c’ero. Ho incontrato il geometra, con lui ho parlato poco però. Tutta colpa del mio modo strano di rapportarmi con gli altri, per il quale rischio sempre di apparire distante, forse rigido. Se n’è accorto anche il geometra che parlo poco. Lui però ha dato un nome alle cose e mi ha detto “timido” complimentandosi per il mio sorriso.
    Io non lo so se il geometra c’ha visto giusto, mi piacerebbe fosse così.

    Mi avrebbe fatto piacere parlarci a lungo col geometra, raccontargli delle lunghe giornate che io e quello alto abbiamo trascorso sul suo diario, del bel tempo passato ad orientarci negli interstizi della sua storia.
    Se avessi avuto il coraggio e l’arguzia di guardarlo in faccia gli avrei detto che quella storia a me è parso davvero di viverla, come con i romanzi migliori, a bordo del sellino della sua vespa. Lui magari sarebbe diventato rosso. Io avrei provato la sensazione d’aver detto il giusto, l’esatto.

    Eppure ultimamente mi piace sentirmi ottimista. Conoscere il geometra ha dato forza a questo mio modo nuovo di vedere le cose. Sono stato bene a Genova. Decisamente bene. E il geometra, per quanto posso testimoniare, è un uomo di quelli che quando lo conosci ti lascia la bella sensazione addosso di aver incontrato proprio una bella persona. Chissà che un giorno tra un sorriso e l’altro non riesca a dirglielo dal vivo.

    Quello con gli occhiali.

  9. 9 quella piccolina novembre 29, 2007 alle 5:45 pm

    è andata così…
    23 novembre. Sveglia ore 6.00, rapida doccia per rendermi presentabile al geometra, indosso stranamente qualcosa di colorato, e poi i miei capelli da playmobil. Prima destinazione casa di quello alto, poi metro battistini per recuperare quello con gli occhiali, poi PDE, e finalmente verso Genova, colonna sonora “Rino Gaetano”. Prima sosta con caffè, Valdichiana. Primo casello. Seconda sosta con panino BIG che renderà la nostra lingua felpata per tutto il giorno, Livorno. Ore 16.00, finalmente, secondo e ultimo casello. Ci perdiamo, informazione, inversione, ci perdiamo di nuovo. Chiamiamo il geometra lui ci verrà a salvare, ne siamo certi. Un tipo si affaccia al nostro finestrino e sorride, è lui, il geometra. Scendiamo e lui subito ci dice “oddio come siete giovani”. Ci salutiamo/presentiamo. Noi il geometra non l’avevamo mai visto, lo avevamo visto solo in foto. Museo, libreria lì vicino, museo. Arriva della gente, poi dell’altra, poi dell’altra. Bene, possiamo iniziare. Quello alto parla, poi il geometra legge, poi l’amico col pizzetto del geometra fa una notevole recensione, il geometra legge di nuovo. Tutti battono le mani, tutti si alzano. Il geometra ci presenta degli amici, tanti amici, il geometra ha tantissimi amici, ad occhio e croce direi che il geometra qui a Genova conosce tutti. In macchina, il vetro si appanna e non si spannerà per i prossimi due giorni. Il geometra in macchina parla, parla di tutto, in pochi minuti ci racconta la sua vita. Ha lavorato al negozio di dischi, in una creperia, in provincia, al museo, al cpa… cavolo quanti lavori ha fatto! Parla tanto il geometra, da quando siamo saliti in macchina non si è mai fermato, ma è davvero un piacere ascoltarlo. Ecco, il geometra mi ricorda il mio amico Sergio. Io non ho parlato molto, ma sono fatta così, sono timida, sono proprio come quello con gli occhiali, parliamo poco. Parcheggiamo su un parcheggio per motorini vicino la casa di Colombo che poi scopriamo non essere di Colombo, piazza delle erbe, porto antico ed eccoci in un ristorantino, il cuoco è un amico, ci sono anche l’amico con il pizzetto e l’amico dal tempo della scuola. E poi, ravioli, stoccafisso, panna cotta. Di nuovo in giro, il geometra cammina veloce per i carruggi raccontando un aneddoto per ogni cosa che incontriamo, sa davvero un sacco di cose il geometra, penso, dovrebbe fare la guida proprio come il mio amico Sergio. Direi che il geometra è un concentrato di cultura. Ci porta in una storica osteria, e ci racconta la storia. Torniamo verso la collina, e ci perdiamo di nuovo, poi ad un tratto quello con gli occhiale dice “Righi, dobbiamo andare verso Righi” e allora finalmente troviamo la strada.
    24 novembre. Ore 6.01 il quarto, quello grosso, arriva alla stazione Principe. Sveglia ore 7.50, rapida doccia e poi scendo per la colazione con quello alto e quello con gli occhiali. Aspetto. Aspetto. Telefono. Aspetto ancora. Raggiungiamo quello grosso all’acquario. Proviamo inutilmente di raggiungere una libreria dall’altra parte della città. Torniamo a porto antico, il quarto conosce il geometra e ricominciamo a seguire il geometra per le vie di Genova. Il geometra torna al museo e noi, che eravamo in tre anzi quattro, iniziamo a vagare sotto la pioggia convinti che “il cielo è sempre più blu”. Oggi alle 18.30 abbiamo una presentazione, la presentazione è nella librerai della mia amica chiara. La libreria è vicino allo stadio, oggi c’è la partita, gioca la roma. Iniziamo. Il geometra l’amico con il pizzetto e l’amico con gli occhiali, che non è quello con gli occhiali, leggono, è divertente, molto divertente. Tutto finisce, il geometra scambia la professoressa di matematica per quella di italiano, il geometra si scusa, lei dice non importa. Usciamo e il geometra dice “andiamo a cena da me”. Il geometra indossa il casco integrale, sale sulla sua vespa px e lo seguiamo, il geometra in vespa si gira continuamente per controllare se ci siamo. Poi, piazza Alimonia, lo zio simpatico del geometra, il negroni, la pioggia di patatine fritte, poi lo seguiamo di nuovo, cerchiamo un parcheggio per un tempo infinito arrivando a notte fonda a casa del geometra. La casa del geometra è molto carina, piccolina ma carina, ha un portoncino in ferro verde difficile da chiudere e una scala che porta al piano superiore. La pasta al pesto con le patate del geometra è buona, mentre mangiamo ci racconta ancora tante cose…
    25 novembre. Sveglia ore 8.30, solita doccia e scendo. Aspetto i tre. Aspetto. Aspetto. Aspetto. Duomo, Chiesa del Gesù, farinata. Poi, mentre attacco mille milioni di post-it sento una voce che dice “ma che c’è scritto? Chi è sto geometra?” mi giro e vedo la sorella della moglie di Claudio Villa truccata da Moira Orfei con gli occhiali della madre di Miriana Trevisan che mi chiede “ma chi è sto geometra”. Attacchiamo ancora post-it fino ad arrivare a casa del geometra. Poi porto antico, preleviamo il geometra per un rapido caffè. Poi foto ricordo, compare il mio ex vicino di casa Bruce che scatta la foto, sorrisi, scatto, buio, scatto, buono. Saluti, baci, abbracci.

    grazie geometra…
    quella piccolina

  10. 10 il coinquilino novembre 30, 2007 alle 12:50 am

    Io a Genova ero quello che non c’era. Ma Genova me la ricordo: il salone di bellezza in fondo al vicolo affollatissimo di marinai, prova a chiedere a uno che ore sono e ti risponderà “non l’ho saputo mai”. Io il Geometra non l’ho mai visto dal vivo, solo nelle foto, ma sono sicuro che lo riconoscerei e mica solo perchè ha i baffi. Però mi è dispiaciuto non esserci, quando l’alba ha ucciso la luna e le stelle si son quasi nascoste e la signora che legge la fortuna se n’è andata in compagnia dell’oste; mentre ad eccezione di Abele e di Caino tutti quanti andavano a far l’amore, aspettando che venga la pioggia ad annacquare la gioia ed il dolore e che il Buon Samaritano che sta affilando la sua pietà se ne vada. C’è stato il carnevale sul serio a Genova, in via della Povertà. Io non c’ero: stavo a Roma in una stanza grande sotto un palazzo grande che si chiama Facoltà di Lettere e Filosofia La Sapienza di Roma e c’erano tante statue bianche che sembrano di marmo e invece sono di gesso. Mi hanno fatto sedere davanti a dei signori che non conosco ma loro dicevano di conoscermi bene e che sono molto bravo e che farò molta strada. Io mi sono girato a guardare questa strada e ho visto via della povertà: somiglio un pò a Einstein travestito da ubriacone, con gli appunti nel baule e il violino elettrico, diretto verso l’ultima Thule. I signori mi hanno dato la mano e mi hanno chiamato “dottore”: io pensavo che mi andava un piatto di pasta al pesto.

  11. 11 tito novembre 30, 2007 alle 11:52 am

    eh, quanti complimenti! io sono facile all’imbarazzo e alla commozione, ma qui è ben motivata (dico la commozione)! grazie!

  12. 12 quello che non c'era novembre 30, 2007 alle 3:30 pm

    Caro geometra,
    io coi 4 tipi strani: quello alto, quella piccolina, quello con gli occhiali e quello grosso che semra cattivo,
    ci convivo ogni giorno.
    Anche tra noi spesso, si comunica con messaggi attaccati sui muri.
    Dovevo essere anche io in quel di genova ad inseguire la tua vespa e cercare i fantasmi assieme al geometra Bodoni, ma purtroppo m’è toccata la capitale. Di lavoro mica si dovrà vivere tutta lòa vita… o no?
    Della pasta al pesto non mangiata, degli aneddoti non ascoltati, delle strade di Genova non girate sotto la pioggia e della insegnate di matematica/italiano non conosciuta, ho già nostalgico pensiero.
    Spero di incontrarti presto,
    magari al teatro Vascello di Roma, in attesa dele tue storie.


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