Una gita

C’era Roma. Meravigliose formazioni aliene nel cielo di Palazzo Venezia. Gli storni si preparavano per andare a disturbare le carrozzerie delle automobili parcheggiate in zona Prati. Ci vediamo al Colosseo, aveva detto una voce. Era un ordine? Una minaccia? Ora quella voce aveva anche una faccia, una bella faccia pulita, con il casco tra le braccia e lo zaino sulle spalle. Poi è arrivato un altro tipo strano. Non aveva il cellulare ed era anche in ritardo. Però parlava svelto. Raccontava di amici genovesi che aveva conosciuto a Siviglia. Quello con la faccia pulita e quello che parla svelto mi hanno detto: andiamo. Mi hanno tenuto in ostaggio in un posto pieno di incensi e mi hanno fatto bere del moscato passito. Dopo, di nuovo: andiamo. Ma dove? C’era una galleria d’arte con dei quadri che non ne voglio parlare. Ce n’era uno con la macchina Cinquecento e uno con Chet Baker. Mentre guardavo i quadri che non ne voglio parlare è arrivato uno piccolo, scattante, con la barba. Mi fa: bevi. Aveva portato delle bottiglie di vino. Bevi, ha intimato. Ero contento. Per sfuggire alla padrona della galleria d’arte ho fumato due sigarette, mi sono inventato una telefonata inesistente e sono uscito fuori, ma tutte le volte che rientravo la padrona della galleria riprendeva a parlare parlare parlare e voleva sapere i dettagli. Ho pensato: dev’essere la fidanzata di uno psichiatra, e difatti lo era. Nel frattempo era arrivata quella piccolina e anche un’altra ragazza graziosa che ha detto: il libro non l’ho ancora letto. Io nemmeno, avrei voluto dire, ma poi non gliel’ho detto perché in quel momento, accompagnato dalle note dell’inno nazionale, è entrato uno scrittore tale e quale a Lando Buzzanca che mi ha salutato dicendo: fratello d’Italia! Ogni cosa alla grande. In pizzeria c’era Selvaggia Lucarelli che dal vivo è molto più bella, sembra il frutto di un albero delizioso. Ho rivisto quello alto e quello grande e grosso che mi ha presentato la sua fidanzata e mi hanno fatto dormire a casa loro anche se quello grande e grosso sapeva che soffro di cleptomania. Il giorno dopo sono rimasto solo. Sarà stato un sogno? Credo di sì. Anche Roma è un sogno, soprattutto i quadri di Caravaggio, che in quella chiesa non c’entrano niente, e difatti i preti francesi si lamentavano e gli dicevano: rifalli. Che forti questi francesi! A un certo punto ho incontrato una mia amica di Genova che ha detto: sono arrivata. E dopo, anche lei: andiamo. Volevano tutti andare. La mia amica di Genova mi ha portato in un teatro con un mucchio di gente. Ecco, lì c’era una cosa fastidiosa. C’era un tale con una chitarra che suonava molto meglio di me e ha scritto un libro con la copertina verde che è molto migliore del mio. Inoltre con il chitarrista abbiamo la stessa età, ma purtroppo lui sembra mi fijio. Queste sono cose che danno fastidio. Ad ogni modo nel teatro prendevano in giro le mie sfortune, però era divertente, e alla fine c’erano le ragazze con il libro del geometra, tutte queste ragazze urlanti e adoranti, che volevano farsi firmare la copia, solo che si erano confuse e andavano a farsi firmare dal chitarrista maledetto. A me veniva da parlare romano, ma quello alto ha detto che sembro Massimo Boldi, e allora me so zittito. Mi ricordo tutto. Quello timido che per tutto il giorno, assieme a quello che parla svelto, è andato a vendere i libri in una libreria del centro. Poi la ragazza alta che fa l’ufficio stampa e la mamma di quello grande e grosso. Mi ricordo la signorina che nella notte è andata via assieme a quello con la faccia pulita e un tale che fa un lavoro strano, l’editor, ma mi sa che è anche un po’ billi. C’era anche un giovanotto alto, con la barba su un volto da principe e un piccolo neo sopra il baffo. C’erano Augusto Bodoni e la signora Marcella e il pompiere, che per la prima volta sono usciti fuori di me. Mi ricordo proprio tutto. E specialmente di voi, Maja e Bruno, quella carina e quello con il sorriso dolce, che siete più belli dell’amore che sale. E neanche il vento arriva dove voi ritornate.

Annunci

6 Responses to “Una gita”


  1. 1 Il jolly dicembre 23, 2007 alle 8:26 pm

    Non avevo mai avuto tanta voglia di conoscere qualcuno in vita mia, ma in fondo già ti conoscevo, Angelo. Quando ti ho avuto davanti sei stato il mio pensiero che si prendeva corpo, sei stato la materializzazione di giorni e giorni spesi su un testo da riadattare teatralmente. E sei stato magnifico, come mi ti aspettavo. Gli amici mi avevano avvertita: quello alto ci vede lungo, così come la piccolina e il timido e pure quello grande e grosso.
    Hai gli occhi grandi e sinceri, chè quando mi guardi sembra che mi dici “grazie” implorandomi di smetterla con tutte quelle cose carine chè altrimenti piangi… piango io per te, vuoi? no, che non vuoi, già mi vuoi bene e vorresti vedermi felice, credo. Io sono felice, sono molto felice di averti conosciuto e di essermi arricchita personalmente grazie all’opportunità che tu e la round robin mi avete dato. Ancora ieri ero stanchissima, il mio corpo straripava di emozioni da smaltire: l’attesa, le prove, la paura, l’agitazione… e poi la mia idea che prende forma, il mio pesiero (nato dal tuo) che prende vita sul palco in una comunione di intenti e sentimento che non avevo mai provato fino ad ora. E poi la gente chè ride perchè siamo noi che la facciamo ridere. E poi la sala – anche se piccola – è gremita, cioè ci sono le persone in piedi!
    E alla fine tutti che mi abbracciano e mi dicono “grazie del bello spettacolo”. Insomma: una figata!
    Sabato mattina apro gli occhi: erano le 13. Bruno era accanto a me, gli faccio: “A quest’ora Angelo sarà già arrivato…” e mi viene malinconia…Tutto il giorno mi trascino questa sensazione di malinconia mista a gioia, di stanchezza e felicità. Ogni tanto piango per scrollarmi di dosso tutte le sensazioni accumulate nei giorni precedenti. Ho mal di testa e voglia di dormire ancora a lungo, e così faccio.
    Ora voglio fare una cosa: ringraziare una ad una le persone che in un modo o nell’altro mi hanno aiutata e sostenuta, a te, Angelo, sono sicura non dispiacerà. Ti voglio già bene e vorrei essere ancora dentro il tuo morbido abbraccio…

  2. 2 Il jolly dicembre 23, 2007 alle 8:38 pm

    GRAZIE DI CUORE A: Bruno Sclavo, Claudio Cianfoni, Giovanna D’Avanzo, Francesco Pallotta, per la dedizione, l’impegno ed il tempo che mi hanno dedicato: per me siete dei grandi attori. Stefano, Luigi, David, Sara, Lucia, Michele per la fiducia che hanno riposto in me. Sandro per le luci. La mia mamma (Salvatrice) ed il mio papà (Armando) per avermi messo a disposizione uno spazio per poter realizzare il mio sogno. Stefano Pavan, un grande cantautore ed una persona davvero speciale. Le persone a me care: Vanessa, Robert, Maria Laura e suo marito Stefano, mia sorella Cristina, Francesca (Emile), Barbara (Ohhh madreeee), Caterina, Federica, Diego, Paolo, Rosalba, Primina e Fabio (siete i miei angeli), Matteo, Stefania, Alessio, Ilaria.
    Uno speciale ringraziamento a Valerio per essermi stato tanto dietro: sei un ragazzo fantastico…
    Se ho dimenticato qualcuno accetto di buon grado cazziatoni e sono pronta a rimediare!

  3. 3 Lando Buzzanca dicembre 26, 2007 alle 4:49 pm

    Caro geometra,
    nei corridoi della Round Robin (che poi non sono così diversi da quelli dell’ex manicomio) corre voce che io sia un po’ permaloso. A parte storture ed esagerazioni, probabilmente c’è un fondo di verità. Ma non credo che esista davvero un siciliano non permaloso. Nonostante ciò, il paragone al grandissimo Lando Buzzanca è per me un vero onore. Mi riempie di lieti ricordi. Quanto ho sognato da bambino di essere lui, soprattutto in quei libidinosi inseguimenti ad un’indimenticabile Edwige Fenech! Erano notti sudate, più o meno come le tue quando in sogno piomba la moglie del geometra Bodoni (che poi somiglia tanto alla pianerottolaia…).
    Non sono però così nazionalista come pensi. Anzi, ti confesso che novantanovevirgolanove volte su cento mi vergogno di essere siciliano e ottantanove volte su cento mi vergogno di essere italiano. Vivrei con piacere in moltissime nazioni, ma in nessun’altra potrei essere davvero me stesso, se non in questo stivale di contraddizioni. Tutto qui.
    Veniamo al libro. Tra un pandoro e l’altro, l’ho mandato giù come le medicine della bella dottoressa Stefania. E il mio giudizio è positivo. Ho apprezzato soprattutto la trovata finale: il buio della ragione traslato nella luce che di colpo scompare. Nella sua urgenza improvvisa è un’immagine davvero potente. Quasi un’epifania.
    Ma la vera eclissi è quella del linguaggio. Caro Tito, mi piace il tuo modo di esprimerti, questo continuo strappare e ricucire. È la prova di quali straordinarie potenzialità offra la nostra lingua.
    E poi siamo molto simili io e te. Entrambi abbiamo un sistema nervoso complicato, entrambi pensiamo che là fuori qualcuno stia complottando. Come nel classico di Federigo Tozzi (mi sbaglio, o un po’ è stato fonte di ispirazione?), viviamo “con gli occhi chiusi”. È una cecità delle relazioni, un’incomunicabilità dei sentimenti. Ma la nostra follia è molto spesso lucida realtà. Questo gli altri non lo sanno.
    Ma c’è anche una cosa che ti invidio. Vorrei avere anch’io dei coinquilini invisibili. Anziché sentire la loro odiosa voce, preferirei leggere dei messaggi su post-it.
    Ci rivedremo, geometra

    Lando Buzzanca

  4. 4 Il jolly dicembre 27, 2007 alle 2:39 pm

    Lando Buzzanca me lo ero proprio scordata nell’elenco delle persone da ringraziare…proprio lui che per esserci ha fatto i salti mortali. E’ un grande! E poi Federico, che ha assemblato per noi una splendida poesia, e Roberto… la memoria del jolly perde i colpi…maledetta vecchiaia…

  5. 5 quello grande e grosso dicembre 29, 2007 alle 5:48 pm

    Caro Tito, di quei bei giorni mi ricordo il teatro, come dimenticarlo, e una bellissima tavolata in cui tutti mangiavano la pizza, chi margherita, chi con i funghi, chi con le salsiccie. Tu non mangiavi la pizza, ma degli ottimi fagioli, forse perché da geometra importante quale sei volevi distinguerti. Ma avevi ragione, i fagioli erano proprio ottimi. Poi mi ricordo anche che la mattina dopo mi sono alzato alle 6, mi pare di essere rincasato alle 3. E tu quanto mi hai visto hai avuto paura di ricordarmi che quell’amico li al porto antico aveva assolutamente bisogno di alcuni libri. Hai avuto paura perché ti ricordavo Jack che si aggirava nei corridoi dell’Overlook Hotel, che sì sono diversi dai sotterranei dell’amministrazione provinciale. L’Hotel è più bello, ma nasconde un segreto, un male oscuro che tu hai rivisto nei miei occhi: il male di aver dormito solo 3 ore!

  6. 6 Stefano maggio 26, 2008 alle 11:31 am

    ciao caro geometra,
    è stato veramente un grande piacere conoscerti e scoprire che gran persona sei. Mi sono troppo divertito a partecipare allo spettacolo e ti confermo che, impegni permettendo, sarò sempre pronto con la mia sei corde ad accompagnare le righe e lavoce degli attori che reciteranno i tuoi componimenti.

    Un abbraccio forte

    Stefano Pavan


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...





%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: