L’anima del corpo

Il mio amico Massimo Mesciulam (qui e ), nel corso di lezioni formidabili (era l’estate del 2006), mi ha insegnato che non è tanto che si reciti con il corpo, quanto che è il corpo stesso a recitare, ovvero che esiste una vera e propria fisiologia nella recitazione. Prendere il fiato prima di dire una battuta, prepararsi ad essa piuttosto che farsi sorprendere dalle parole, per esempio, è abbastanza aberrante, perché la battuta medesima deve essere dettata dalla tua posizione nello spazio, dalla tua postura, dal tuo grado di ascolto e di tensione. Insomma, è proprio il corpo che ti fa dire, e più lasci che sia il corpo a farti dire, più risulterai credibile e (se è la naturalezza a cui si vuole giungere) naturale. A riflettere su questa idea della fisiologia della recitazione, ho pensato che i sentimenti e gli stati d’animo sono una faccenda fisica, concreta, che dipende, tanto per dirne una, dal rilascio più o meno casuale di un certo enzima o di un certo ormone da parte dell’organismo, e che quindi anche l’anima con le sue emozioni è presente nel corpo, da qualche parte, nascosta in una vescichetta tra il diaframma e i polmoni, l’anima del corpo, fatta a spirale, che non te la puoi estirpare, e resta lì. Poi non so che collegamento ho fatto, ma ho pensato che tra il tuo volto e le mani, e come accavalli le gambe, e la tua felicità, e la tua infelicità, e tra quello che di te si vede e quello che non si vede, c’è un nesso che è materiale, e questo nesso è ancora l’anima, la vite abbarbicata alla ventraglia. Così, quando l’altra notte, supino nel dormiveglia, ho sentito una scossa appena sotto il collo (uguale a quella che ti prende nel momento dei pensieri spaventosi), e poi ho avvertito come una freccia che partiva dal mio centro e fuoriusciva veramente (veramente) dalle piante dei piedi, ho pensato che era la mia anima, la mia anima di gomma, e che finalmente me ne ero liberato, e allora mi sono alzato dal letto e ho fatto un salto per mettermi davanti allo specchio, ed ero certo che la mia faccia non sarebbe stata più la mia faccia, e le mie mani non più le mie mani, e che la mia vita intera, insomma, sarebbe stata un’altra, ed ero piuttosto sbalordito, un attimo dopo, mentre mi guardavo e mi rendevo conto di essermi sbagliato.

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