Non è un paese per vecchi

La mia amichetta Lilli mi ha annunciato, per l’ennesima volta e con un pizzico di cerimoniosità, che ha intenzione di chiedere l’aspettativa dal lavoro (è strutturata in un ospedale del profondo nord) per trasferirsi a Parigi e vedere come vanno le cose. Mentre me lo diceva, io ero a pagina 183 del libro di Cormac McCarthy di cui al titolo di ‘sto post, veramente, proprio a pagina 183, e stavo leggendo il dialogo che qui riporto:
Tu credi che quando arriverai in California in un certo senso ricomincerai daccapo.
Quella è la mia intenzione.
Ecco, secondo me è proprio questo il punto. C’è una strada che va in California e un’altra che torna indietro dalla California. Ma il modo migliore per andarci sarebbe semplicemente ritrovarsi lì.
Ritrovarsi lì.
Sì.
Cioè, senza sapere come ci si è arrivati?
Sì. Senza sapere come ci si è arrivati.
Non so neanche come sarebbe possibile.
Non lo so neanch’io. È questo il punto.
[…] Lei lo guardò. Mi sa che non ho mica capito bene qual è il punto.
Il punto è che non c’è nessun punto.
No. Riguardo a quello che hai detto prima. Il fatto di sapere dove sei.
Lui la guardò. Dopo un po’ disse: Il problema non è sapere dove sei. Il problema è pensare che ci sei arrivato senza portarti dietro niente. Questa tua idea di ricominciare daccapo. Che poi ce l’abbiamo un po’ tutti. Non si ricomincia mai daccapo. Ecco qual è il problema. Ogni passo che fai è per sempre. Non lo puoi annullare. Non puoi annullare niente. Capisci cosa intendo?
Penso di sì.
Lo so che non capisci, ma fammi provare a spiegartelo un’altra volta. Tu credi che quando ti svegli la mattina quello che è successo ieri non conta. Invece quello che è successo ieri è l’unica cosa che conta. Che altro c’è? La tua vita è fatta di giorni che hai vissuto. Non c’è altro. Magari pensi di poter scappare via e cambiare nome o non so cosa. Di ricominciare daccapo. E poi una mattina ti svegli, guardi il soffitto e indovina chi è la persona sdraiata nel letto?

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2 Responses to “Non è un paese per vecchi”


  1. 1 ferdinando magellano giugno 4, 2008 alle 8:56 pm

    c’era un altro che diceva una cosa del genere un po’ di tempo fa:

    Solo et pensoso i più deserti campi
    vo mesurando a passi tardi et lenti,
    et gli occhi porto per fuggire intenti
    ove vestigio human l’arena stampi.
    Altro schermo non trovo che mi scampi
    dal manifesto accorger de le genti,
    perché negli atti d’alegrezza spenti
    di fuor si legge com’io dentro avampi:
    sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
    et fiumi et selve sappian di che tempre
    sia la mia vita, ch’è celata altrui.
    Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
    cercar non so ch’Amor non venga sempre
    ragionando con meco, et io co·llui.

    ma poi, sto libro t’è piaciuto? A me sinceramente che l’ho letto dopo aver visto il film, pare che il film lo sommerga completamente, vale a dire che lo comprende ma lo ricopre, rimarrà quello, il film, non il libro..

  2. 2 tito giugno 5, 2008 alle 2:32 pm

    mi spieghi il collegamento che vedi tra il sonettazzo citazzo e il dialoghino citino? mi sfugge. quanto all’opinione su libro e film sono d’accordo con te.


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