The Song Remains The Same

L’altra sera, in un bar alla moda fino alle tre del mattino, ho ascoltato discorsi poco interessanti, ma non potevo andarmene perché c’erano persone che non vedevo da tempo, e ci tenevano, e c’eri anche te. Ad ogni modo la mattina dopo mi sono svegliato tardi, ero tiepido, non ero neanche sicuro di essere sveglio. Il cielo ha cominciato a dare segni di cedimento attorno all’ora di pranzo. Non avevo fame. Con la finestra aperta del piano di sopra ho sentito l’odore della pioggia e mi piaceva restarmene seduto a leggere. Poi si è messo a piovere fortissimo e la finestra ho dovuto chiuderla. Nello stesso istante qualcuno ha bussato alla porta. Ha bussato anche se il campanello funziona. Ho riaperto la finestra e, affacciandomi, ti ho visto, e mi hai sorpreso, e forse mi sono anche venuti gli occhi lucidi. È bello essere sorpresi. Però hai detto che non devo dirlo a nessuno e questo, un po’, mi ha dato fastidio. Adesso che dopo qualche giorno sei andata via, io sfrutto la mia nuova connessione a babbo morto per dirti che penso al rumore della pioggia e alla dimensione lunare degli ultimi pomeriggi. Penso alla musica discutibile che hai portato da casa (i cd sono rimasti qui) e al tuo buffo modo di starnutire, e mi domando se è meglio rivederti o scappar via.

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1 Response to “The Song Remains The Same”


  1. 1 Stagista giugno 11, 2008 alle 9:26 pm

    Dove scappi? Tanto ti ripiglio. E non parlare di starnuti buffi…


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