Verbale del 13 1 09

C’è una mancanza, questa mancanza me la figuro come un cratere, prima di oggi me la figuravo come un pozzo, anzi no, come una borsa, una sacca nera e capiente. Ma da oggi, che ho parlato con il dottore, la mancanza io me la figuro come un cratere, un cratere altrettanto largo che profondo, sempre buio e scuro, d’accordo, ma almeno ai lati trovasi la terra gialla, la sabbia infuocata del deserto. Cosa vuol farne di questa mancanza? Mi pare di aver capito che ce l’hanno un po’ tutti. Sì, ma lei cosa vuol farne? Uno pensa che la cosa migliore è cercare di riempirlo, questo cratere della mancanza. Lo riempi con qualcosa, vedi tu. Sarà giusto? No, è sbagliato, riempire non si può. Se cerchi di riempire ci cadi dentro e ti ritrovi nei flutti mortali della mancanza. Bisogna bordeggiare, dice il dottore, navigarci intorno, dipende da lei. Da chi dipende? Da lei. Sono tornato a casa con questa idea che la navigazione dipende da me, è una bella àncora di salvezza. Ero soddisfatto. Mi sono spalmato il caviale sulla focaccia e ho dato un grande morso sorridente.

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