Il violinista Jones

La terra sostiene il palpito costante

del tuo cuore, e quello sei tu.

E se la gente ti pesca a sviolinare,

sviolinare ti tocca, per tutta la vita.

Cosa vedi, un raccolto di trifoglio?

Oppure il prato che ti separa dal fiume?

C’è vento nel granturco: ti freghi le mani

per i manzi pronti alla vendita;

oppure ti sorprende il fruscio delle gonne

come le ragazze che ballano a Little Grove.  

Per Cooney Potter una colonna di polvere

o le foglie a turbine volevano dire siccità;

invece io mi figuravo Red-Head Sammy

che ballava Toor-a-Loor, inimitabile.

Come potevo coltivare i miei quaranta acri,

e non ti dico poi di incrementarli,

con tutti i corni, e i fagotti e gli ottavini

che le cornacchie e i pettirossi mi zufolavano in testa,

e il cigolare del mulino a vento – dico niente?

Nella mia vita non ho mai messo mano all’aratro

senza che qualcuno si mettesse in mezzo

per portarmi via, a un ballo o a una sagra.

Finii con i miei quaranta acri;

finii con il mio violino sgangherato –

e la mia sgangherata risata, e un mucchio di ricordi,

e nemmeno un rimpianto.

 

(E.L. Masters, Fiddler Jones, Trad. A. Calvisi)

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