Un libro naturale – Manuale di divulgazione scientifica

SULL’ORIGINE DEL MONDO COME LO CONOSCIAMO ORA – PARTE PRIMA

Ma siamo già andati troppo oltre l’esposizione del catalogo, troppo oltre nel vaglio temporale che cattura l’attenzione del lettore. Perché prima dei nanetti semoventi e colonizzatori che hanno dominato le terre pregne di moca è necessario soffermarsi ancora un poco sulla genesi degli organismi in pianta stabile, i timidi arrossabili, gli ombreggiati: i sempre cari vegetali.

Pertanto ora immaginiamo che questo universo sia stato, in origine, un sacco pieno d’acqua. Sacco nero da cassonetto, enorme voragine plastica che tutto uniforma e contiene. A un certo punto un fatto traumatico (forse una scossa tellurica, o un tremore diffuso dovuto a qualche handicap, o più semplicemente un buco da sotto) ha consentito la fuoriscita dell’acqua. Via, dunque, che l’umidiccia fluiva e si sperdeva! Via, che si portava dietro i vermilli e le varie Vite elementari fin lì germinate! Al galoppo, opplà! E come gorgheggiava quest’acqua, e si rivolizzava per terra, si afflumava di lato ai marciapiedi, tombinizzava!

E il sacco?

Esso restava occupato (ma sgonfio) delle Vite residue. Le più resistenti? Non saprei. Le più tenaci in termini d’alpinismo? Chissà. Di certo, nel gioco della cordata al sacchetto di monnezza ha avuto un ruolo anche la Fortuna, perché la posizione delle Vite al momento del cataclisma è stato decisamente importante, così come la piega del sacco. Non si può quindi parlare di autentica perfezione del virus Vitale. Noi siamo qui, e siamo piazzati su blocchetti vivi di Vita che è residua solo per caso. Appena l’acqua si ritirò dal mondo universale, portando con sé, negli oceani, le altre forme di Vita da cui, con un po’ di culo, avremmo potuto discendere, ecco che sulla Terra-Sacco rimasero attanagliate le Vite vegetali, le più semplici e in odore di santità, bagnate a loro volta, le quali cominciarono a crescere, a selezionarsi, secondo una legge che confondeva ancora l’arbitrio con la beffarda sorte. E da tale gioco dei bussolotti venne fuori, alla lunga lunghissima, un mondo terribile e portentoso, un mondo in cui, a un certo punto, iniziarono ad alternarsi necessarie lotte per la sopravvivenza e dove dominavano zoccoli e avorio: stiamo parlando della legge del più forte. E su tali regni infiniti, ve lo dico perché ne tremiate, non c’erano albe né tramonti.

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