Un libro naturale – Manuale di divulgazione scientifica

SUL SIGNIFICATO E COLORE DEI FIORI

Abbiamo ragione di credere che sia stato dio, il pittore, ad assegnare significato e colore ai fiori del mondo. Ma se ne ignorano i motivi e non esistono studi al riguardo. Di certo si sa che la rosa è il simbolo della grazia muliebre, il simbolo dell’amore, anche. Infatti alle giovani donne si regalano rose. Infatti le rose difendono il bocciolo e i suoi petali con le spine, così come le femminee arti rendono all’uomo comune intangibile la vulva, il vero fiore, il vero significato del simbolo rosesco. Rosa come vulva, quindi: la stessa vulva di cui si parla spesso per sentito dire, di cui alcuni riferiscono senza neppure averne letto o studiato o, peggio, senza averne avuto, de visu, notizia alcuna. E tale vulva si nomina a seconda del luogo di provenienza (e quindi del relativo dialetto) e dell’odore emanato: vulva inarrivabile e simbolica, dunque, inenarrabile e misteriosa, la rosa: inafferrabile, per i più.

Tristo fiore, invece, è il giglio, emblema di virginea purezza: pallido e sbattuto campeggia sullo stemma della città di Fiorenza. Trattasi di fiore mellifluo, non adatto ad adornare alcove da coito, ma piuttosto squallidi scenari di disperato autoerotismo. Fiore di ben altra tempra è piuttosto l’orchidea, che adombra tra i suoi petali l’immagine della fica ma anche del fallo, che il suo nome sfiora dal basso.

Tuttavia ogni esempio che si può portare, ogni paragone che si può istituire, ogni elenco che si può compilare, ogni strumentalizzazione del dato oggettivo che è possibile operare, ogni lettura con le più diverse chiavi che possiamo fare del valore simbolico dei fiori del creato è perfettamente inutile, perché ogni esempio, ogni paragone, ogni elenco, ogni strumentalizzazione del dato oggettivo, ogni lettura con le più diverse chiavi, porta dentro di sé il germe della rassegnazione e, infine, della morte. Prova ne sia che, da regione a regione, si danno diversi significati diversi del medesimo fiore. Il crisantemo, che nelle nostre terre è fiore di lutto per il suo colore emaciato e talora violaceo, è altrove considerato foriero di favorevoli auspici. Al contrario, nel lontano oriente, è il giglio – lo stesso giglio di cui si parlava, vago e bizzarro, difficile a far vivere – ad essere fiore da esequie, poiché le popolazioni di laggiù considerano il bianco il colore dei defunti.

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