Verbale di un sabato qualunque

Che poi mi sono svegliato con l’acidità in quanto la sera prima c’era la cena di compleanno che mi fijo ha compiuto 19 anni i peperoni ripieni ottimi la carne saporita tutto buono ma la mattina compare l’acidità. Ci vado a lavorare? Mejo. Sono andato dal bambino che tengo in affido ultimamente si sta palesando antipatichino ma non è sua la colpa c’ha ‘sto nonno dio non voglia che legga queste note ma ‘sto nonno è veramente un essere ripugnante che per esempio mi sono fatto l’idea non può vedere le persone di colore. Pertanto guarda il caso un senegalese mi ha intortato mi ha venduto un paio di quelle orribili statuine tipo vetro gli elefanti veramente brutti gli ho dato cinque euris e il bambinello mi fa: perché gli hai dato i soldi? Al che gli ho citato quel signore che ho incontrato ad Amman ti ricordi Danilù? ti ricordi Anna? un arabo di Ryad secondo il quale se tu dai qualcosa ti ritorna poi ma due o tre volte di più gli ho detto vedrai cosa mi succede nei prossimi dieci minuti e il caso ha voluto così. Difatti siamo passati da una libreria e mi hanno fatto lo sconto poi un’altra libreria un altro sconto e un libro regalato e me lo hanno regalato perché sapeva il commesso che l’autore era uno che conoscevo non proprio un amico ma ci avevo mangiato assieme assieme eravamo andati a leggere in Svizzera morto suicida nel ’99. Quindi veramente mi è ritornato il foglietto da cinque euris che ho ammannito ma ampliato questo ritorno ed è rimasto impressionato il bambino? Neanche per un po’ ma va bene così. Poi sono andato a casa non ho mangiato niente che ho preso della focaccia per la strada ho risparmiato tempo per controllare il terzo capitolo dell’Argentino da dare all’amico Federico e alle tre sono andato dall’altro bambino ma questo è più che un bambino è un ragazzo che tengo in affido. Mi ha fatto una testa così. Mi ha raccontato che si è già inventato il nuovo episodio della saga videoludica di Assassin’s Creed ci capivo poco in quanto imbambolato mi chiama Angi gli voglio bene gli voglio bene veramente ma mi ha fatto una testa così. Intanto il Genoa in svantaggio 1 a 0 fine primo tempo. Torno a casa. Mi faccio una pasta. Accendo la radio e il Genoa risultato finale 3 a 0 per la Fiorentina. Che mi è scappata una curiosa bestemmia. Che mi chiama Danilù andata a sciare che lei va sempre a sciare è un’elegante sciatrice mi dice: cosa fai? Vado con Paolo. Paolo che con la videocamera vuole che canti la famosa canzone Giovinezza dei tempi del fascio in quanto c’è questo ossimoro di me che mi dichiaro comunista senza sapere esattamente cosa voglia dire ma di sicuro questo è certo mi stanno sui coglioni i comunisti. Canto. Paolo riprende. Andiamo a bere. Dove? Dal locale dell’amico Said che veramente lui è un sacco che non si vede in giro e in questo locale mi sono guadagnato l’incongrua fama immeritata di artista e seduttore che mi hanno visto negli ultimi anni con tante ragazze con cui non è mai successo niente e comunque da Said c’erano dei ragazzi mica tanto ragazzi anche più grandi di me che comunque suonavano. Il chitarrista con la chitarra da Robert Johnson ci conosciamo da quindici anni da quando lavoravo al Carlo Felice c’era l’altro chitarrista che mi deve dei soldi e forse nemmeno si ricorda c’era soprattutto un tale che si chiama Marco un aspetto formidabile magro come la volpe affamata con le basette bianche cosa ti posso dire? Un cormorano anzi no un ammiraglio l’aiutante di campo di lord Horace Nelson anzi no Horace Nelson medesimo. A un certo punto si è messo a disturbare l’esibizione questo Nelson dall’aspetto nobilissimo ma perfetto coglione nell’intimo e allora con l’amico Paolino considerazioni alcoliche sulla fortuna del carisma fisico che per esempio io assomiglio a un fruttaiolo del mercato con tutto il rispetto e invece ci sono persone che sembrano degli antichi romani degli imperatori inconsapevoli della loro grandezza che potrebbero guardare la storia dell’alto ma i poverini non lo sanno. E allora il passo è breve parlare delle donne che sono un dito puntato verso il cielo che non lo sanno loro cosa sono capaci di smuovere non lo sanno loro le poverine un altro giro di bevande e sono completamente cotto. E adesso che sono tornato definitivamente a casa mentre la notte si arrampica a domani volevo dire in questo sabato qualunque che si sente talora la grandezza della vita e la luce che per essa ti attraversa e volevo dirlo al popolo ecco l’ho detto e adesso buonanotte.

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1 Response to “Verbale di un sabato qualunque”


  1. 1 federico marzo 23, 2010 alle 3:58 pm

    benvenuto nel club degli scrittori. pulisci il lavello dopo averlo utilizzato e porta da bere. sempre. mi raccomando, evita la micragnosaggine verbale e il periodare involuto, sei dei nostri finalmente, benvenuto! :D


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