è morto Sanguineti

Mi ha telefonato mia madre, ieri sera, mi ha detto: hai sentito che è morto Sanguineti? Non credo che mia madre abbia avuto una conoscenza diretta di Sanguineti e della sua monumentale opera scritta, credo piuttosto che l’abbia conosciuto per interposta persona, perché me ne sentiva parlare spesso nei miei anni di università, quando Sanguineti era uno dei miei eroi. Non sono stato un suo allievo. Per uno come me, che proveniva da un istituto tecnico e che ha sempre avuto ben presente i propri limiti, affrontare l’esame di Letteratura Italiana con Sanguineti era come sfidare il golem. Non potevo essere un suo allievo, mi limitavo a guardarlo da rispettosa distanza. E anche adesso che è morto non mi sento in grado di parlare di ciò che ha rappresentato in tutti i campi in cui si è cimentato. Mi limito a condividere con voi alcuni ricordi personali, per esempio di quando lo vedevo transitare all’Istituto di Letteratura, in via Balbi 6, spaventosamente simile a Marty Feldman (“mi sognavo simile ad un Hoffman in delirio”, dice – e cito a memoria – in una delle sue poesie, “e invece sono quasi il sosia di un mediocre comico inglese”) eppure, almeno ai miei occhi, così magnetico e attraente, anche dal punto di vista fisico. Gli ho parlato soltanto un paio di volte. La prima di persona, in facoltà, all’inizio degli anni ’90. L’ho intervistato per conto di una rivista locale che stava preparando un’inchiesta sullo stato di salute dell’Ateneo genovese. La seconda volta per telefono, quando non mi ricordo chi (forse de Gregori) era stato accusato di plagio dagli autori della canzone Zingara, e per una radio privata genovese avevo pensato di chiedere al Professore un intervento sui concetti di plagio, appunto, e citazione. In entrambi i casi ho avuto la precisa sensazione di avere a che fare con una intelligenza così lucida, viva e “ingombrante” da essere difficilmente sostenibile. Intanto avevo acquistato confidenza con i suoi testi, che ho amato e amo tantissimo, specialmente Purgatorio dell’Inferno e Capriccio Italiano, che secondo me si collocano tra i vertici della poesia e della prosa del nostro ‘900 e avevo avuto modo di apprezzare e ammirare il suo impegno politico. Era un chierico rosso, Sanguineti, e se ne vantava, e questa sua coerenza, che negli anni non è mai venuta meno, in alcuni casi mi ha addirittura emozionato. L’ultima volta che l’ho visto dal vivo è stato sul finire del 2005, quando il circolo culturale genovese dei Buonavoglia aveva organizzato al teatro Carlo Felice un incontro per festeggiare il suo settantacinquesimo compleanno. Ricordo che a un certo punto, citando Benjamin, Sanguineti disse, più o meno, che “non si capisce il motivo per cui la classe operaia non debba odiare il capitalista, visto che il capitalista odia la classe operaia”. Ripristinare il concetto (e la prassi) della “lotta di classe” è stato uno dei suoi temi anche nel 2007, quando si presentò alle primarie organizzate dalla Sinistra per eleggere il candidato sindaco di Genova. Ed è questo, almeno per me, l’insegnamento più importante, più nuovo (nonostante le apparenze) e rivoluzionario che ci lascia il Professore.

Annunci

2 Responses to “è morto Sanguineti”


  1. 1 Anna Maria Picasso novembre 12, 2010 alle 10:29 pm

    Caro Angelo, mi sembra scandaloso che nessuno abbia lasciato un commento alla tua interessante riflessione sulla morte di Sanguineti. Forse la letteratura non interessa più a nessuno, al di là di quegli idealisti che come te l’hanno amata e sognata da sempre e l’hanno caparbiamente inseguita fino a…raggiungerla.
    Ti saluto con l’affetto di sempre.
    Anna Maria Picasso (mamma di Luigi Campora)

  2. 2 tito novembre 13, 2010 alle 10:06 am

    carissima anna maria;
    questa sua manifestazione di affetto mi commuove, io scrivo adesso, alle otto e mezza, prima di andare a lavorare, e ho le lacrime agli occhi. grazie della bella emozione con cui mi fa iniziare la giornata. nel merito non saprei cosa rispondere, se non che a. questo blog è una cosa per pochi intimi e gli interventi sono “storicamente” scarsi e b. io non sono così pessimista. il veicolo di diffusione dei libri rappresentato dai grandi store tipo feltrinelli, oppure le classifiche di vendita, oppure le interviste in tv e la letteratura sono cose diverse e se abbiamo chiara questa distinzione allora possiamo permetterci di dire che in giro ci sono tanti scrittori validi e in questo senso la letteratura gode di discreta salute. poi, è chiaro, bisogna resistere e non abbattersi, ma il discorso è lungo. rispondo qui anche alla questione del patologico legame con la sardegna. è patologico perché quando mi capita di andarci non vorrei più tornare ed è l’unico posto dove questo mi accade. patologico perché mi sembra che tutto il bello del mondo sia là e tutta la cacca sia a genova, che peraltro amo altrettanto e di più. e poi anche la mia fidanzata, daniela, dice che sono un po’ noioso con tutta questa esaltazione dell’isola originaria! piuttosto: come ha fatto a rintracciarmi in rete? un saluto e un abbraccio a suo marito, a francesca e a luigi. grazie ancora della sua attenzione.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...





%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: