mio padre possedeva un orologio

Mio padre possedeva un orologio che gli era stato regalato da suo padre il quale lo aveva ricevuto dal padre e così via fino al giorno dell’invenzione degli orologi. C’è qualcosa di simile in Pulp Fiction lo so ma questa è una storia vera. Mio padre possedeva un orologio che mi spettava in quanto figlio primogenito soltanto che a un certo punto appena superati i 35 anni mio padre questo orologio merdoso lo smarrì. Per la precisione lo ripose in maniera così accurata in un angolo della casa in uno dei ricettacoli del suo studio nel ripiano inaccessibile dell’armadio a muro lo nascose in un ripiego della calce dentro il mattone da qualche parte in attesa della mia maggiore età. Insomma lo celò a se stesso e al mondo con una tale scientificità che non lo trovò più. C’è qualcosa di simile in Res Amissa di Caproni lo so ma questa è una storia vera. Di questo smarrimento mio padre ne fece una malattia si ammalò veramente una malattia che durò altri 35 anni e che lo portò alla tomba. Di giorno in giorno lo vedevo deperire. Di giorno in giorno il suo respiro si faceva un pochino più affannoso. 35 anni di agonia non sono uno scherzo. Mio padre era una larva d’uomo e la sua magrezza ossessiva agì in maniera fondante sulla mia psiche (peraltro già disturbata dalla nascita). Ogni giorno mio padre mi chiamava al suo capezzale per raccontarmi i prodigi dell’orologio che secondo i suoi formidabili resoconti era capace di far risalire le uova nel buco del culo delle galline. Mi descriveva l’eccezionale bagliore e la precisione atomica la straordinaria proprietà di trasformare l’oro in merda e la merda in oro l’orologio che non sgarrava. Un giorno di giugno con mio padre in pieno rantolo cominciai a picconare le pareti della villetta avita per garantire al degente una corrente d’aria che potesse sollevarlo dalla sua asma e alla quarta picconata entusiasta saltò fuori da una nicchia una scatola nera. Cosa ci fosse dentro la scatola lo avete già capito miei tanardi lettori era l’orologio. Ululando di gioia lo afferrai per portarlo al babbino moribondo e ovviamente speravo che la visione del tesoro ritrovato lo potesse guarire. Manco per il cazzo. Il genitore afferrò l’orologio lo guardò con severa attenzione e dopo essersi reso conto che le lancette segnavano un’ora sbagliata spirò dicendo le seguenti parole: me lo ricordavo più bello.

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