kindle

L’altra sera ho fatto la conoscenza di un ebook reader. Mentre il legittimo proprietario mi decantava la qualità dell’attrezzo (la leggerezza il basso consumo lo schermo a inchiostro elettrico che non affatica la vista), io lo maneggiavo (l’attrezzo, non il legittimo proprietario) con la punta delle dita, come si fa con quelle cose che un po’ ti schifano, ma dopo 46 secondi ero già rapito dalla semplice rutilanza della nuova tecnologia. Secondo me i lettori di ebook sono pratici. Consumano poco perché l’energia viene utilizzata solo quando cambi pagina. Sono anche belli, i lettori di ebook, sono oggetti eleganti. Secondo me i lettori di ebook resteranno un supporto di nicchia, non li cagherà nessuno, e gli ebook, almeno in italia, per i prossimi lustri non arriveranno a rappresentare una significativa alternativa al mercato tradizionale. Sono oggetti troppo democratici. Se l’editoria elettronica prendesse campo, anche i piccoli editori e gli scrittori sconosciuti potrebbero diffondere il loro manufatto e raggiungere la loro fetta di pubblico. Avrebbero meno spese, i piccoli editori, e produrrebbero di più e di tutto, spazzatura, anche, ma anche cose buone che, attualmente, non riescono a vedere la luce della pubblicazione. I lettori avrebbero una scelta maggiore. Non andrebbero più da feltrinelli a comprare i libri impilati vicino alla cassa e alle scale mobili piazzati all’ingresso e nei punti di passaggio come una sventagliata di pandoripannolonidetersivi in offerta speciale. Magari i lettori che normalmente cercano informazioni librarie sui siti specializzati si imbatteranno in recensioni e riviste telematiche e, finalmente, link che condurrebbero direttamente al sito dell’acquisto, e questo supererebbe la barriera del costo (ovviamente limitato rispetto al cartaceo), della pigrizia (vuoi mettere non dover fare la coda per pagare?) e dell’oggettiva difficoltà di reperire fisicamente un libro che ci interessa (e che i grandi store snobbano). Con le vetrine on line e i cataloghi in formato elettronico il libro di un editore diverso da Einaudi-Mondadori-Feltrinelli potrebbe rimanere disponibile per più tempo rispetto ai canonici 2-3 mesi e chissà, forse si potrebbero leggere o rileggere gli Arbasino, i Celati, i Balestrini, i Sanguineti e tutti gli altri autori di una o due generazioni fa le cui opere adesso sono sparite dai cataloghi e dalle librerie. Al di là del costo rappresentato da un riversamento in file degli autori pre-ebook, ho la sensazione che la rivoluzione elettronica sarebbe un rischio troppo grande per i nostri grandi editori, che fino a quando non saranno costretti preferiranno sempre andare sul sicuro, e continuare la politica della “narrativa televisiva”, e investire centinaia di migliaia di euro in pagine di pubblicità sui grandi quotidiani (altro che critica letteraria!) per comunicare che è uscito l’ultimo atteso romanzo di Fabio Volo.

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