ParaVillaggiOlimpico

Fanno molto discutere le parole di Paolo Villaggio a proposito delle Paralimpiadi in corso di svolgimento a Londra. Le dichiarazioni del comico genovese a La Zanzara, il programma di Radio 24, hanno generato una levata di scudi generalizzata che per certi versi è tipica di questo paese di bigotti. Con molto rispetto, e da semplice spettatore televisivo, come Villaggio io non mi diverto alla visione delle Paralimpiadi. Il pathos e l’emozione dell’evento sportivo lasciano posto al patetico e alla commozione, che sono parole semanticamente vicine alle precedenti, ma diverse. Questa mia opinione, è ovvio, non tange minimamente l’ammirazione che provo nei confronti di esseri umani grandiosi, che hanno saputo mettersi in gioco con una forza d’animo stupefacente. E tuttavia, a mio avviso, le Paralimpiadi sono uno spettacolo morboso e un po’ voyeristico, la visione di un ghetto sportivo che non mi riscalda e mi fa anche un po’ innervosire per l'”indotto” pubblicitar-mediatico che dietro lo schermo dei buoni sentimenti veicola. Per me le cosiddette persone diversamente abili sono talmente abili e talmente indistinguibili dalle persone ordinarie che (lo dico come paradosso e come provocazione, capisco benissimo che ci siano problemi “tecnici” da superare) le loro Olimpiadi dovrebbero farle (e dovrebbero gareggiare) con i normodotati, senza steccati o ghetti di nessun tipo.

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