Archive for the 'il diario di Tito' Category

Ecco

Bella la nuova veste del blog! E anche questo link!

La vita (come l’amore) è un cancro

Siamo abituati a fare sempre le stesse cose, per esempio gli stessi tragitti per andare in un posto, oppure leggere lo stesso genere di libri, oppure ascoltare lo stesso genere di musica e al cinema per vedere lo stesso genere di film. Per tacere delle otto ore giornaliere che qualcuno ci ruba, otto ore ripetitive inutili disumane per cinque giorni alla settimana (come minimo), e poi mi dovrebbero spiegare come fa uno a organizzarsi la vita. Ma questo non c’entra, a lavorare ci obbligano. Invece l’abitudine a vivere sempre allo stesso modo è una faccenda che scegli perché dovrebbe darti conforto, ti trovi in un tuo nucleo di merdina rassicurante, la tua scrivania le scarpe il loculetto domestico, e perfino negli affetti, nelle relazioni con i nostri simili (simili, non uguali), a cui chiediamo di provare ancora le medesime emozioni le medesime sensazioni i medesimi batticuori sperimentati nel lontano 1996, senza considerare che ogni persona è diversa, e magari l’amore di domani è anche meglio dell’amore di ieri. Insomma, facciamo un po’ come le celluline tumorali che si riproducono anche quando non ce n’è bisogno, e proliferano omicide nell’organismo, talché la nostra vita è un cancro quotidiano che si riproduce identico a se stesso, e non considera che la salvezza risiede nel costante cambiamento. C’è una morale nelle stronzate che vi ho testé ammannito? Non lo so, ma questo pensiero tetro mi ha spinto, poco fa, a prepararmi una delle mie famose omelette modificando un po’ la procedura, utilizzando un olio leggermente aromatico, amalgamando con un formaggio più saporito e il risultato è stato una omelette che faceva cagare.

Gradito agli dei?

Non lo so, può darsi. Però mi sono appena accorto che mi hanno rubato la Vespa. E così, anche Tito perde la sua romantica appendice a due ruote, crishto…

EVERY STRANGER’S EYES

Waitress: “Hello… you wanna cup of coffee?”
Customers: “Heh, turn that fucking juke box down
You want to turn down that juke box…
loud in here”
Waitress: “I’m sorry, would you like a cup of coffee?
Ok you take cream and sugar?”

In truck stops and hamburger joints
In Cadillac limousines
In the company of has-beens
And bent-backs and sleeping forms
On pavement steps
In libraries and railway stations
In books and banks
In the pages of history
In suicidal cavalry attacks
I recognize
Myself in every stranger’s eyes

And in wheelchairs by monuments
Under tube trains and commuter accidents
In council care and county courts
At Easter fairs and sea-side resorts
In drawing rooms and city morgues
In award winning photographs
Of life rafts on the China seas
In transit camps, under arc lamps
On unloading ramps
In faces blurred by rubber stamps
I recognise…
Myself in every stranger’s eyes

And now from where I stand
Upon this hill I plundered from the pool
I look around, I search the skies
I shade my eyes, so nearly blind
And I see signs of half remembered days
I hear bells that chime in strange familiar ways
I recognize
The hope you kindle in your eyes

It’s oh so easy now
As we lie here in the dark
Nothing interferes it’s obvious
How to beat the tears
That threaten to snuff out
The spark of our love

Gradito agli dei

C’era un tizio abbronzato e bello, devo ammetterlo. Aveva i capelli tipo Sandy Marton, portava l’orologio al polso destro e indossava una camicia soffice, appena sbottonata, e si vedevano i peli del petto. Questo per descrivere l’ambiente. Con la mia fidanzata siamo una coppia stramba, soltanto che lei non lo sa. Facciamo l’amore ogni sera, ma il sesso non è importante. E poi le piace sciare, sicché San Valentino non lo abbiamo festeggiato. Lo festeggeremo stasera, forse, dopo essere stati a casa dei gemelli. Ad ogni modo ieri sono andato con una mia amica che si chiama Luisa, siamo stati a cena con dei suoi amici e delle amiche in un posto che si chiama Motonautica. La Motonautica si trova in corso Italia. Corso Italia si trova in riva al mare, nel quartiere genovese di Albàro. Albàro è come dire i Parioli a Roma, e il Lido d’Albàro, proprio vicino alla Motonautica, è citato anche dal gran lombardo nel Pasticciaccio. In Albàro ci sono nato, ma ora non ci abito più. Io non sono ricco, sono uno straccione. Alla Motonautica ieri sera ho dato il peggio di me. C’erano un sacco di ricchi di età diverse. Ce n’era uno con la faccia da ricco idiota, ed era piuttosto ubriaco. Tanto è vero che si è alzato dal tavolo, era il tavolo vicino al nostro, ed è caduto per terra. Anche questo per descrivere l’ambiente. Al mio tavolo medici, ingegneri, avvocati. I medici stavano andando a soccorrere il ricco con la faccia da idiota che è caduto dal tavolo. Io, uno straccione. Non ho programmi non sono preparato non contribuisco al miglioramento del mondo. E sono stanziale. E ho un lavoro precario che non si guadagna un cazzo e si conoscono dei ragazzi sbandati che ti viene voglia di abbracciarli e dirgli che la vita è così splendida da piangere. Io sono talmente attaccato alla vita che ho conosciuto il desiderio di morire. Ho lasciato la madre di mio figlio quando mio figlio aveva un anno poi me ne sono pentito e adesso mio figlio è quasi maggiorenne e mi racconta le sue storie e sua madre mi considera un fratello. Ho fornicato con donne sposate che ho amato al di là di ogni logica di ogni principio di autodifesa di ogni istinto di sopravvivenza, e difatti ne sono uscito distrutto. E in definitiva non mi sono mai impegnato in niente di concreto perché non ci sono mai riuscito. Ma ho capito che tutto ciò mi ha reso gradito agli dei.

Verbale del 4 2 2009

Si scoprono delle cose strane, ad andare dallo psicologo. Per esempio che il famoso cratere della mancanza dipende dal fatto che l’uomo si è evoluto, e quando un maschio vede una femmina, per esempio, non si mette più ad annusarla e si accoppiano lì per lì, seduta stante. Quindi, adesso, non solo non ti puoi più accoppiare in mezzo alla via, ma ti è venuta anche la mancanza, che è una matrice, un marchio di fabbrica, una maledizione. Vuol dire che hai perso qualcosa di quando eri un primitivo e ti inchiappettavi selvaggiamente appoggiato al lampione, e questa mancanza esiste da sempre, almeno da quando l’uomo ha inventato la scrittura. Io, l’ho già detto, questa mancanza me la figuro come un cratere. Tutto intorno al cratere ci sono dei fiumi che vengono giù, e portano l’acqua. Ma il cratere è enorme, mica ce la fai a riempirlo. Anche il fiume più grande e potente, che poi è il fiume dell’amore, ci butta dentro, nei casi fortunati, ma milioni di litri di acqua, eppure in fondo al cratere c’è solo una pozzetta, che a malapena ci puoi sguazzare, d’estate, per rinfrescarti. Allora, il trucco, non è crogiolarsi in questa acquetta che precipita dall’alto, ma risalire i fiumi, fare come l’anguilla, affrontare i flussi e la corrente, e quando un fiume sta per seccarsi saltare subito nell’altro, che magari è il fiume di una passione estemporanea, che ti è venuta per caso, e ti aiuta a non pensare alla voragine che ti si apre dietro.

Body Language

Ho citofonato, ero fuori di me.

Il cancello automatico, lo sterno.

Sono rientrato in me, e dall’alto

Mi sono tuffato nel mio stesso pancreas.