Carissimi!
Martedì 1° dicembre alle 18.30 (è alle 18.30, vero Davide?) alla Feltrinelli di Genova presento il mio libretto, Il Principe di Persia. Ci sarà anche Luigi Surdich, il prof. con cui mi sono laureato quasi 16 anni fa. Quindi venite, vale la pena solo per vedere che lui è rimasto uguale, mentre io sembro suo nonno! Insomma, venite, e portate amici!
A Firenze pioveva, c’era poca gente tra le piazze e le strade miracolose, anche freddo, brrr, e difatti la sera avevo la febbre. Davanti al palazzo della Signoria, con la sua macchinetta, lei scattava fotografie e dolcemente si lamentava con il sottoscritto che, invece, non scattava una mazza. Non mi fai mai una foto, diceva. Ho tentato di giustificare la mia snobistica idiosincrasia alla riprese turistiche dicendo che se l’avessi fotografata affianco al finto David o immersa nel bugnato del palazzo l’avrei banalizzata. Al che lei mi ha mostrato il suo sorriso e liberando le belle fossette ha sussurrato: banalizzami.
Il cardinale Bagnasco, che qualche anno fa ha avuto l’onore di battezzarmi, dice: “Basta odio in politica”. Vado a prendere il vocabolario e leggo la definizione di odio: “sentimento di grande ostilità per cui si desidera il male altrui”. Forte! A volte me ne dimentico! A volte mi dimentico di quanto sia dolce odiare! Per esempio in questo momento io odio politicamente e personalmente quel viscido e gelatinoso eunuco di Carlo Giovanardi, quel gran pezzo di sottosegretario (con deroghe a droga e famiglia) per le vergognose parole dette ieri a Radio24 a proposito della tragica vicenda di Stefano Cucchi. Non le ho sentite in diretta, quelle parole, ma oggi ho acquistato tre giornali (Il Secolo XIX di Genova, La Stampa di Torino e Il Corsera) e tutti le riportano alla stessa maniera, virgolettate: “Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto e la verità verrà fuori, ma è morto soprattutto perché era 42 chili”. E ancora: “Era anoressico, tossicodipendente, poi bisogna vedere come i medici lo hanno curato. Ma sono migliaia le persone che finiscono così per la droga: diventano larve, diventano zombie”. Giovanardi, la tua mancanza di pietà e di compassione (per tacere del disprezzo che dimostri verso le istituzioni che rappresenti negando l’evidenza dei fatti) ti colloca al di fuori del consesso umano, quindi non commento le tue parole, non posso commentarle, sono solo un uomo, un miserabile uomo che ha la debolezza di provare odio, sentimento peraltro umanissimo, e io ti odio, ti odio davvero, Carlo Giovanardi, proprio nel senso che desidero il tuo male.
è quel che dico anch'io...